CORONAVIRUS E PUBBLICITA': LE AZIENDE DEVONO AGIRE NON SOLTANTO INVESTIRE

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“E’ impossibile fare delle previsioni di media-lunga scadenza che siano serie, non influenzate dalla drammatica percezione contingente. Per stare alla pura dimensione economica, non c’è dubbio che per molte tipologie di aziende, penso soprattutto a Turismo e Trasporti, il business che è andato in fumo in queste settimane non sarà comunque recuperabile in tempi brevi, anche se ci fosse il migliore dei secondo semestre possibile. Con quello che ne consegue per il mondo della comunicazione e della pubblicità… “.

Massimo Beduschi, ceo e chairman di GroupM Italy, spiega come in questa fase è d’obbligo la cautela: “Siamo in un momento molto delicato, in cui molto probabilmente il picco dei contagi non è stato raggiunto. Oggi poi arrivano in tempo reale le notizie destabilizzanti sulle rivolte nelle carceri e sulla Borsa che cala a precipizio. Ma è vero pure che questo è soltanto il primo giorno in cui veramente ci stiamo comportando secondo quelli che, Cina docet, sono gli unici metodi di contrasto seri alla propagazione ‘insostenibile’ del coronavirus. E quando dico insostenibile- aggiunge Beduschi – intendo innanzitutto l’accezione umanitaria del termine, di salute pubblica, che viene prima di tutto ed è, direi, un aspetto ‘pre-conomico’, un presupposto necessario del business”.

Come si stanno muovendo le aziende? “Finora è prevalsa una certa cautela: molto budget sono stati sospesi, c’è stato qualche taglio, ma ad essere in discussione ci sono, nella migliore delle ipotesi, almeno tre mesi di attività ‘normale'”. Oltretutto, secondo il capo della parent company media di WPP, si tratta di una situazione che sta andando a impattare anche sul nostro tessuto di piccole imprese e finirà per avere riflessi anche sul business di Google, Facebook, Amazon, che proprio dallo small business in questi anni hanno tratto una quota rilevante dei propri ricavi ‘pubblicitari’.

Mille persone in organico, sede ad Assago, vicinissima a Milano, GroupM è già organizzata da giorni con lo smart working e rimane operativa a tutti gli effetti. “Assicuriamo a tutti i nostri clienti una assoluta continuità del servizio” racconta Beduschi. Che può fare riferimento ad una sorta di esperienza pregressa. “Avevamo fatto una sorta di test qualche anno fa, quando avevamo subito come gruppo un pesante attacco condotto con virus informatici ed avevamo dovuto organizzarci in maniera simile. Stavolta però – continua il manager – ci sono aspetti molto più critici e sensibili di cui tenere conto, ma tutto sta funzionando bene. Gli uffici sono chiusi, come del resto sono chiusi anche quelli di molti dei nostri clienti e di molte concessionarie, che come noi si sono organizzati per lavorare in remoto. Ma il servizio continua. Lo garantiamo con un supporto IT ed un supporto logistico autorizzato ad Assago, poche persone che fanno da riferimento per tutti nella sede fisica dell’azienda, ma in condizioni che sono evidentemente a bassissimo rischio e in linea con i dettami del provvedimento governativo”.

Le aziende devono giocare un ruolo positivo in questa crisi? Certamente si, di più, devono essere protagoniste. E ci sono già tante realtà, qualcuna lo ha comunicato e altre comunque, a quanto mi risulta, stanno per farlo, che vogliono entrare in gioco fattivamente e fare la loro parte per aiutare la nostra comunità nazionale ad uscire prima possibile e meglio possibile da questa situazione drammatica.  Lo verifico dalle notizie ufficiali che circolano, dalle iniziative già prese da alcuni grandi aziende italiane, ma la stessa sensibilità la sento diffusa in tante chat private e molti manager stanno solo decidendo bene come e quando intervenire.”

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